domenica 21 maggio 2017

NON TORNERAI - il capitare dei gesti

Potrebbe sembrare un ritorno, ma non tornerai. So che non sarà così. Siamo altrove, qui solo le orme fuggevoli di un pensiero, di un’idea. Non tornerai ma sarebbe stato bello il contrario, distruttivo forse ma luminosamente bello.
Sai quanto è facile slittare fra le pieghe della propria vita: ho troppe note in testa e quasi mai una dominante. Vorrei riderne, con te più che con altre, con te per un antica intesa lucida e cristallizzata nel tempo. Sai quanto è facile percorrere il labirinto dei nostri giardini segreti per ritrovarsi poi davanti alla spiaggia che amammo da ragazzi e dire , in silenzio, eccomi, sono pronto.
Ho sospeso molte mie pagine per una crisi di “snobismo culturale”; quando ritroverò la sciocca pretesa di farmi capire dagli altri riaprirò le danze. Perchè, tu lo sai, danzare mi piace moltissimo, è connaturato al mio spirito e non potrei farne a meno; questo è il motivo del mio scrivere, un limbo preciso e solitario, conficcato dentro l’epistolario fra noi e il nostro sogno.
Sei rimasta la custode del mio tempo sulle righe, l’unica che legge senza guardare ed osserva la mia consapevolezza immobile. Chiedo di te ai simulacri del ricordo ed invece dovrei farlo direttamente con una ragazza che, studiando, si è nascosta dentro il suo involucro di crisalide. Ti vedo bellissima camminare fra le nuvole di cui conosci senz’altro l’essenza e, talvolta, l’amarezza. La tua storia, quella che solo tu puoi raccontare, la scriverai quando sarai tornata una bambina lontana e non la donna inquieta di oggi. Vorrei essere ancora in vita per poterla leggere: forse avrei anche l’ardire di correggerla per poi riderne assieme. Forse potrei goderne pensando che in essa c’è anche una parte di me come sempre accade agli intelletti che s’incontrano.
Ho sempre un giorno prossimo davanti, sarà uno di quelli da leoni, me lo ha detto una stella ieri sera ed io le ho creduto.  
Il capitare dei gesti non è cosa da poco, accade poi che diventi il tuo gesto, diventi la traccia che non conosci , il passo che non vedi e che lasci quando ti affidi all’ora che ti riporta a casa e chiudi la porta su quel che non sai. Stavolta la stazione è veramente deserta mia signora. Pare che niente e nessuno abbia mai sfiorato queste pareti e guardato questi binari, ma io so che non è così. Da ogni testamento si esce a nuove dimensioni e il tempo di risorgere può crescere in modi insospettabili. Sto annusando la scia della fragranza sottile che hai lasciato dietro di te. Porta molto lontano. Un giorno mi dissero che era stupido soffrire: me lo disse uno sciocco sempre allegro che temeva la sua fine ma il dolore è un tempo diverso dentro i nostri giorni, un filtro severo e impietoso che riporta l’esistenza ai suoi colori originali.
Leggendoti lentamente pensavo anche che il dolore è ottima letteratura e silenzi colmi di sè…non sono certo che esso non si possa condividere ma capirti è un dolore prezioso, vorrei che fluisse per sempre.
E' certamente la proiezione dei nostri desideri ma solo la prima parte di essa, un’anteprima; col tempo l’amore ci acquisisce al significato profondo del nostro desiderio ed è così che possiamo “essere” oltre il desiderio. Da quel momento in poi lo specchio ci rimanda anche facce del nostro istinto che prima erano celate dalla passione tout court.
Ricordi il Caravaggio? Il Merisi, in fondo, cosa faceva? Portava la luce di dentro fuori…e il mondo vedeva aspetti che aveva sempre sotto gli occhi ma senza quella luce erano invisibili. Un solo attimo fissato sulla retina a suggellare un patto non scritto, una consuetudine che ci fa antichi e soli. In fondo è un miracolo anche questo.

giovedì 18 maggio 2017

Un luogo unico


C'entra la stanchezza e la noia e la solitudine non gestibile E UN MUCCHIO DI ALTRE COSE.
Ma c'entra quello che sono, sopratutto, e quello che ho scritto in molti anni in rete e su carta.
Se non sono mai riuscito a stare fermo in un luogo, se non sono mai riuscito a farmelo bastare CI SARA' UN MOTIVO e non è detto che sia facile dirlo in breve o piacevole. Quindi non lo dico e non ci provo nemmeno.
Però così separato e diviso in mille luoghi diversi, con decine di nomi sciocchi sotto cui nascondermi non posso sfogliare le mie pagine ed io non ho più nessuna voglia di gironzolare fra gli archetipi e i prodotti del mio essere umano.

VOGLIO UN LUOGO UNICO: questa casa sull'acqua dovrebbe diventare l'unico posto in cui...l'unico momento che....l'unico Enzo o ciò che rimane di lui. Tutto qui dentro, mescolati assieme i tempi e i modi, le rabbie e le paure, i segreti e le illuminazioni.
Il mio libro aperto. Solo quello.

Tutto il resto, tutti gli inutili orpelli di questi luoghi che chiamate blog vadano dove più piace
loro....anche al diavolo perchè no.
Posso vivere di rendita?
Per un certo tratto di cammino sì, per tutto il resto sono fatti miei
Non indicherò sempre la data e il luogo, potete giocare anche voi col divenire segreto delle cose, ma dietro ogni parola ci sono io: qui o altrove per me ha un'importanza relativa.

lunedì 15 maggio 2017

Tour operator: dedicato a Franco Battaglia e Strega bugiarda.

Il post risale a qualche anno fa, 4 o 5 credo. Fu scritto inizialmente su invito di Riyueren. Piacque ad alcuni moltissimo, a me sempre meno. Troppo didascalico e riduttivo, l'unica cosa azzeccata era il titolo, da tour operator appunto... La Sicilia un tanto al chilo. Lo feci sparire molto prima del post di Franco Battaglia, poi dopo aver letto il suo gli proposi il mio ma passarono più di due mesi e richiusi il varco. Non pensavo di fare un gesto così tremendo, non ho mai avuto la percezione che qualcuno fosse veramente interessato a ciò che scrivevo ( tranne in pochi casi e solo per un paio di blogger). La rete è stracolma di minchiate scritte male questo post a me non sembrava dissimile da tali mediocrità. Nessuna volontà di ferire o di essere sdegnoso verso qualcuno: mi domando perchè non si usi lo stesso metro per me.-

A chi mi domanda quando rispondo nella tarda primavera o all’inizio dell’autunno: l’inverno pur mite da queste parti potrebbe riservare agli italiani del nord “freddi domestici” impensabili. Le abitazioni in Sicilia sono poco riscaldate da sempre e comunque il benessere dei termosifoni nordici qui è quasi sconosciuto. A chi mi domanda dove ….non so cosa rispondere,nel senso che questo è un vero e proprio continente pieno di sfaccettature molto diverse fra loro; nessun viaggio di una settimana o due può completare l’idea vera della Sicilia. Si deve scegliere per forza e ipotizzare semmai altri viaggi in altre zone dell’isola in momenti successivi. Posso in un momento di follia riassuntiva indicare un certo numero di luoghi anche molto dist peranti fra loro ma che io ritengo IRRINUNCIABILI:
 – Lo stretto di Messina visto dall’alto della cresta dei Peloritani e la spiaggia di Mortelle sulla costa tirrenica a pochi chilometri dall’imboccatura dello stretto. La lunga ferita azzurra che ci rende isola si snoda davanti agli occhi: poco meno di tre chilometri bastano a fare di un luogo un continente a parte. La Sicilia scivola di fianco lungo i fianchi tondi e burrosi di una Calabria che è Sud pieno e dimenticato: una sala d’attesa infinita come il tempo necessario talvolta ad attraversare lo stretto. Mi sono sempre domandato se cè soluzione di continuità fra le due sorelle: c’è e lo senti nell’aria. Quella d’Aspromonte è antica e lontana, l’altra diluisce i pensieri nell’eventualità di un incontro finale. Messina è sparsa e bassa, porta i segni architettonici del grande scuotimento del 1908, le strade tranne quella che costeggia il mare, sono arrotalate nel poco spazio che i Peloritani concedono alla città. Il mare è ovunque, grida ovunque ti dice di lui e del suo mezzo per essere arrivato lì; non puoi fare a meno di pensare al fato che adesso sei custodito dal suo abbraccio perché sei sbarcato su un isola. Quando Sali in alto sopra la città, magari verso sera mentre tutte le luci delle due coste si accendono, comprendi in un attimo dove si è annidata la storia e la seduzione di questa terra: davanti oltre l’abisso blu delle acque sta la rocca di Scilla come un custode severo della bellezza crudele dei luoghi. Se giri lo sguardo di lato la mole immensa dell’Etna riempie tutto lo spazio, sovrana del cielo e dell’immaginazione. La Sicilia è terra radicale e la febbre inizia quasi subito…il tempo di dirigersi verso Taormina. Uscendo da Messina la costa sembra un lungo rettilineo che si allontana a ventaglio dalla costa calabra: la meta turistica più famosa della Sicilia appare quasi subito in lontananza distesa mollememte su una serie di dossi collinari. Taormina nei periodi estivi andrebbe senz’altro evitata! La cittadina fa parte di quel tipo di mete particolari che devono il loro fascino all’atmosfera con cui sono nate alla notorietà: la fine dell’ottocento e il primo novecento denso di stimoli culturali mitteleuropei. Taormina è stata creata dal turismo di elite tedesco e inglese di quel periodo, da visitatori consci e stupiti dell’immenso patrimonio paesaggistico che si presentava ai loro occhi e che vi si persero dentro. Molti di essi vennero a consumare i loro ultimi anni su questo poggio che guarda lo Ionio da un lato e il grande vulcano dall’altro. Quel luogo adesso è così solo in inverno o all’inizio della primavera quando le mandrie di turisti usa e getta non attraversano le strette vie della città col gelato in mano e la fotocamera a scatto cronico continuato. In tali condizioni i silenzi ancient time e i profumi sottili ( in alcuni casi perversi e trasgressivi) svaniscono e Taormina diventa un luogo come una altro magari con un panorama più interessante di un altro. I bar e i locali famosi che fino agli inizi degli anni 60 fecero la storia e l’educazione sentimentale di gran parte dei catanesi e delle signore capitate per caso in corso Umberto non hanno alcun senso senza l’abbraccio malizioso dello spazio attorno a te che solo può regalarti uno sguardo, un accavallarsi di gambe o un seno intravisto nell’atto di sorbire un gelato. Solo in certe mattine rigide e luminose di inverno lasciando scorrere gli occhi e la mente dal mare azzurrissimo al candore della cima innevata dell’Etna, puoi rientrare in quella dimensione di stupore e magia che questo luogo ha conservato. Solo così puoi pensare: resto per capire e morire. Mi rendo conto che la presenza incombente dello Ionio diventa magnetica appena si scendono i tornanti che lasciano Taormina alle spalle; io però vorrei consigliarvi di non lanciarvi subito all’assalto del litorale che scende verso Catania ma di usare un tinerario diverso che, percorrendo la valle del fiume Alcantara, attraversata la cittadina di Francavilla di Sicilia, dopo il bivio per Moio Alcantara, si arrampica ai 1195 metri di Portella Mandrazzi. Prima di arrivare al valico lungo la strada si incontrano le gole dell’Alcantara:una specie di scherzo della natura che l’acqua del fiume ha prodotto scavando nel tempo il suo percorso attraverso il basalto lavico del territorio. E’ uno spettacolo unico il cui fascino è impossibile da descrivere, io qui posso mettere solo alcune foto ma la sensazione è quella di camminare dentro un palcoscenico preistorico. Dalle gole in poi la strada comincia a salire prima e scendere poi fra i boschi sino a Novara di Sicilia dominata dalla rocca granitica dei Salvatesta. Il panorama sia verso la mole dell’Etna che verso la costa tirrenica con le Eolie sullo sfondo è mozzafiato. Il paese è ormai quasi disabitato ma è lindo con un aria profumata e molto verde attorno. Vi si mangia bene e in grandi dosi con spese che non superano i 30 euro a persona ( ammesso che riusciate a calarvi TUTTO quello che vi portano in tavola) I monti che si vedono oltre il vallone della fiumara del torrente S. Andrea sono i primi contrafforti dei Nebrodi e il mare davanti a circa 20 Km in line a d’aria è il Tirreno punteggiato dalle cime delle Eolie che si vedono praticamente tutte da Alicudi a Stromboli. D’estate in agosto durante la festa del patrono si gareggia per le strette strade del paese facendo ruzzolare le forme tonde e dure del formaggio tipico del posto, il maiorchino: una cosa da ragazzi mai cresciuti…ogni tanticchia qualche forma si perde o si rumpi o si la futti qualcuno. Ritornando poi nel tardo pomeriggio verso Francavilla la visione dell’Etna fin dal basso è spettacolare: quel vulcano va assaporato prima di scalarlo, bisogna conoscerne e sentirne l’enorme potenza con cui domina più di mezza Sicilia come una sentinella divina a controllare il nostro umano formicolare quaggiù. Con temperature medie oscillanti ta i 29 e i 35 gradi evitare di parlare del mare in Sicilia sembra un affronto: vorrei nonostante tutto provarci e ancora una volta vi invito a lascirvi alle spalle lo scintillio azzurro dell Ionio e affrontare un altro itinerario, una strada che sale in alto verso un’isola segreta e poco oleografica. Costeggiata L’Etna sul fianco sud dopo il valico di passo Zingaro (circa 700mt)si arriva a Bronte, il paese del pistacchio migliore d’Europa e il luogo della prima ferita risorgimentale, i famosi Fatti di Bronte con Nino Bixio deciso a chiarire cosa e come la nuova Italia aveva deciso di investire sul meridione. Vi invito a informarvi e poi a venire da queste parti per guardare in faccia realtà meno comode… Da Bronte si scende lungo la valle sottostante, quella percorsa dal Simeto che cerca il mare lontano nella piana. Siete a circa 750 metri di altezza ma la strada salirà ancora e a lungo: i Nebrodi scorrono sulla vostra destra e per visitarli dovete raggiungere Cesarò (1150mt); la statale 189 da lì in poi si snoda fra boschi e panorami incantevoli fino al valico di Portella Femmina morta (1589mt) e continua poi verso la costa del Tirreno e S. Fratello. La zona circostante la portella per decine di chilometri quadrati è il territorio ideale per trekking in quota e sci alpinismo ( avete letto bene), osservazione di fauna (sono tornati i grifoni) e flora. E’ la Sicilia della montagna delle grandi faggete e dei silenzi rotti solo dal grido della poiana o dell’aquila che nidifica sulle rocche del Crasto sopra il paese di Alcara li Fusi; è la Sicilia della fatica, dei grandi freddi. Dei porcini e della sasizza, della ricotta e di un tempo diverso che occhieggia il mare lontano come un amante offesa…basta ridiscendere in 40 minuti verso S. Agata di Militello e il Tirreno vi farà dimenticare in fretta il piccolo occhio cinestrino del Biviere di Cesarò a 1350 mt slm perduto in mezzo ai boschi di Scavioli e Mangalaviti. Ma il biviere esiste e vi attende dopo cica 2 ore di trekking medio partendo da Femmina morta, se ne avete la curiosità e le gambe, potete ammirare l’unico lago montano naturale della Sicilia. Se poi per caso siete dotati di muscoli carta e bussola altre tre ore e sarete a Floresta , 1250 mt, il comune più alto dell’isola. Il problema semmai è tornare alla Portella ( a meno che un amico con la macchina non venga a prendervi alla fine della traversata. Il fuoristrada? Si può fare ma ci vuole il mezzo giusto e il pilota giusto, dentro il bosco di Mangalaviti un guasto o qualsiasi minchiata che non vi permetta di proseguire significa lasciare il fuoristrada come un totem in mezzo alla natura e tornare dopo (forse) con un trattore e un meccanico. Comunque scordatevi il tardo autunno o l’inverno, in quel caso serve la slitta da neve con i cani- Nel paesaggio siciliano c’è una presenza ineludibile, uno di quei luoghi che hanno quasi una pregnanza fisica “individuale”, un luogo che ti obbliga a confrontarti con esso quasi fosse un interlocutore umano: l’Etna. Il grande vulcano in toto è un mondo a sè, amplissimo e stupefacente, pieno di colori e paesaggi da “aereo in quota”. Boschi di castagno, lave nere e cittadine piene di scorci e opere d’arte, vini e cucina d’autore, vento silenzi e neve da fine ottobre ad aprile inoltrato. Per me il grande vulcano è la porta di accesso a Dio. Non si può parlare dell’Etna en passant, io ho scritto un lungo post che la vede protagonista e vi rimando a quello. -Le tre grandi città dell’isola sono lo specchio diverso e mutevole dei suoi abitanti: ognuna di esse merita almeno una settimana di permanenza. Palermo la capitale forse due. Catania veloce e vivace, accoccolata nell’abbraccio del vulcano e aperta sull’azzuro dello Jonio, Catania che ogni giorno mette in scena se stessa e il suo sarcasmo, la sua battuta pronta e ficcante. Catania di notte e di giorno, ah Catania con le sue donne accese e i suoi uomini coi baffi. Con la sua cucina di pesce ( per me la migliore di tutte) e le sue granite divine. -Palermo, grande terribile magnifica, piena di monumenti che coprono un millennio di civiltà. Parlarne significa essere poco obiettivo ma la città ha una caratura unica in Europa e un fascino che bisogna provare per capire. Palermo aperta sul mare col monte Pellegrino a custodirla sornione, poltrona privilegiata per comprendere tutto il bene e il male di questo paese. -Siracusa, sensuale e marina con un senso di mare e viaggi che si respira ovunque nelle sue strade. Siracusa di sole e di cieli chiari, respiro di civiltà antiche e luminose; amo Siracusa come ho amato una donna e l’amore è per sempre. Ortigia al tramonto è un’esperienza che, fuori dalla Grecia, non puoi fare in nessun altro posto. A sud di Siracusa si snoda un altro itinerario che scende verso il mare dell’oasi faunistica diVendicari e il mare caraibico dell’ultima fetta di Sicilia prima dell’Africa. – Porto Palo e Capo isola delle correnti, il punto più a sud d’Italia, abbondantemente al di sotto della latitudine di Tunisi. Le spiagge sono magnifiche e ventose, il sole impietoso, il tempo infinito – Noto, un’invenzione architettonica di pietra e sole, di scenari aperti sul mare azzurro in lontananza. Noto di cui ho già scritto e che resta un passaggio obbligato ( anche per la gastronomia dolciaria) di questa parte di Sicilia. Una volta arrivati sulla punta estrema ci sono solo 2 soluzioni: attraversare il canale di Sicilia e puntare su Malta e l’Africa settentrionale oppure girare a destra e seguire la lunghissima costa bassa e sabbiosa che arriva fino ai confini della provincia di Trapani. E’ il tipo di mare che amo di meno ma per gli amanti della sabbia e del sole è un vero paradiso; lungo la costa meridionale vi indico solo tre luoghi – Donnalucata, sul litorale sotto Modica, con la sua spiaggia lunghissima e amplissima. Punta secca, la location della casa sul mare di Montalbano. Balata dei turchi, il posto più bello, sperduto lungo la costa infinita dell’agrigentino nel territorio del comune di Realmonte; una cresta di roccia gessosa candida come la neve sull’azzurro del mare, la foto non dice che la metà del fascino del luogo. Ma in questa parte dell’isola i posti imprescindibili stanno tutti nell’entroterra: una Sicilia segreta e sognante da vivere con gli occhi del cuore e quelli della mente. – Ragusa Ibla, la città di pietra e di silenzio su una rupe a dominare le vallate circostanti.- Modica, disposta ad anfiteatro su una collina e la valle sottostante, per cui vi sono due città, una bassa ed una alta. E’ la patria di Quasimodo e possiede un’intrinseca eleganza per gli occhi e per il cuore. – Scicli: un’invenzione fantastica, un presepe barocco che di sera si accende di mille luci tenui di tutti i colori. E’ impossibile descriverne l’atmosfera, il senso del fantastico e delle linee curve: Scicli come le altre due città è diventato patrimonio dell’umanità per meriti speciali. Tutta la costa meridionale della Sicilia assomiglia molto a quella dell’Africa che le sta di fronte: è la zona più povera e lontana di tutte, quella dove la speculazione, l’ignoranza e la miseria hanno colpito più duramente. Bisogna guardare oltre, verso il mare per avere un po’ di refrigerio mentale e sperare in un futuro migliore. Chissà cosa ne pensava Pirandello guardando lo stesso panorama dalla villa del Caos dove era nato: la sua urna sta lì, cementata nel muro della casa sotto un cielo impietoso di azzurro e offuscato dalla caligine estiva. Dovrei a questo punto parlare della Valle dei Templi e mi viene male, dietro la valle di quella che fu la “più bella città dei mortali” c’è purtroppo una delle città più brutte del meridione. Lo sfondo dei casermoni di Agrigento sulla prospettiva del tempio della Concordia è difficilmente digeribile: peccato, nella valle a fine febbraio fioriscono i mandorli e, assieme ad essi, le speranze di un’umanità migliore. Oltrepassata Sciacca si entra in provincia di Trapani, la terra dei miei avi e della mia infanzia trascorsa a sognare l’infinito. Vi indico i seguenti luoghi – Selinunte, l’area archeologica più vasta d’europa, l’antica città greca con l’acropoli a segnare il confine fra cielo e mare e i tre templi dorici a dormire fra gli ulivi e i filari di viti. La situazione è un po’ mutata dagli anni in cui io correvo libero fra i templi, adesso c’è il parco archeologico… non è più la stessa cosa ma il luogo da solo meriterebbe un viaggio in Sicilia. Vi sono da queste parti molte cose e molti ricordi particolari per me: di alcuni ho già scritto negli anni precedenti, altri non sono mai usciti dal segreto del mio cuore. – Mozia, le isole dello stagnone e le saline di Trapani. Il paesaggio è sorprendente e aperto, pieno di sole e azzurro, le isole Egadi all’orizzonte disegnano un immaginario d’avventura e libertà infinita. – Erice, sul monte a 751 mt che guarda quello che molti definiscono il più bel panorama di Sicilia. Un paese medievale e silenzioso, con le strade lastricate in pietra, una bellissima chiesa madre del trecento e la falce bianca di Trapani in basso a separare il mare come una forbice. – S. Vito Lo Capo, sull’estrema punta del promontorio con lo stesso nome: il paese del couscous e di una delle spiaggie più belle del sud. – La Riserva naturale dello Zingaro . Un paradiso per chi vuole camminare e fare il bagno in Italia pensando di essere ai caraibi. Assieme al mare a sud di Siracusa il pezzo di costa più splendido della Sicilia ( piccole isole escluse). Da Castellamare del golfo in poi si va verso Palermo; oltrepassata la capitale menziono un solo luogo lungo la costa ( scegliere è sempre un dramma), un posto molto noto e ancora molto bello nella giusta stagione, Cefalù. E’ una cittadina che possiede un gioello dell’architettura normanna ( il duomo) e alcune pregevoli testimonianza del periodo arabo: la spiaggia è molto bella e affollata ma non regge il confronto con quelle menzionate prima. Si tratta in ogni caso di luoghi che messi a confronto col litorale adriatico o laziale fanno una figura strepitosa ma per chi come me è abituato male…. Vedete dovevo scegliere e non ne sono stato capace: troppi spunti e troppa cultura. Un viaggio in Sicilia è un’esperienza che attiene alla cultura dell’uomo oltre che alla natura. Se si prescinde da questo, se non ci si lascia penetrare da questo si perde moltissimo di un viaggio dalle mie parti. Ci vuole tempo e apertura mentale, tempo e cultura per viaggiare nell’isola: meglio preparsi. In questa breve descrizione ho lasciato fuori un gran numero di luoghi bellissimi, tutti degni di rappresentare l’anima e il cuore della Sicilia non meno di quelli più famosi e sfruttati. Non ho menzionato i Monti Sicani tra le province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta, con i loro paesini sperduti dai nomi greci e albanesi, le Madonie di neve e boschi, rocce chiare e panorami su più di mezza Sicilia, Piazza Armerina con la villa romana del Casale, i Monti Iblei con la schiena incisa dalle gole dell’Anapo e del Cassibile, Tindari con i suoi laghetti di acqua salmastara sotto la rupe del santuario e poi tutte le piccole meravigliose isole minori: le Egadi chiare e luminose. le Eolie scure e profonde, le Pelagie di un altro pianeta, frontiera scomoda e lontana, Pantelleria, figlia del vento e sentinella nel mezzo del canale di Sicilia… Scrivere questo post mi ha fatto venir voglia di scrivere ancora e in maniera più approfondita di ciò che conosco meglio al mondo, la mia terra. Non è detto che non lo faccia, non è detto che dentro le pieghe delle mie radici non trovi il senso per continuare a vivere e a credere in modo più vero. Ho scritto su richiesta di una blogger che usa la macchina fotografica forse ancor meglio della penna: a lei e a tutti voi dico che comunque e dovunque il quid in più al di là dello stretto è la luce. La luce personaggio in più presente su ogni pietra, su ogni zolla e su ogni goccia di mare: una presenza dominante e indiscutibile della Sicilia.

Le foto sono state prese da un altro mio blog, GEOGRAFIE EMOTIVE.