Piccoli segreti - una selezione



UN DILEMMA IRRISOLVIBILE
Il fatto che io senta con chiarezza che ciò che scrivo si perda per strada appena lo batto sulla tastiera non è un vezzo da piacione del cavolo: io sento che è così. Arriva poco dell’universo che mi gira dentro e, in genere, solo la parte più scomoda e conflittuale.
Per dirla in altro modo, arriva solo la mia componente snob, critica, quella che mi fa apparire un arrogante ante litteram arrivato non si sa come in un ambiente di gente tranquilla e “normale”.
Se fosse diversamente la blogosfera, me compreso, sarebbe un eden salvifico in cui ognuno potrebbe liberarsi e migliorare.

COSE NOSTRE

Abbiamo ancora l’orribile e subdola tendenza a considerare certe morti come un fatto DI PARTE, certe morti come la fisiologica conseguenza di un preciso percorso culturale e, spesso, il nostro cordoglio è finto, di circostanza, non ci appartiene perchè non è la nostra guerra o la nostra idea.

GLISSANDUM NON EST 
  Amici miei non sono mai stato capace di annuire se non sono convinto e questa blogosfera sta peggiorando a vista d’occhio: non cerco la solidarietà pelosa
e non la regalo a nessuno.

I VICERE '
 Ho negato per quarant’anni che la frase di un illustre meridionale avesse un qualche significato storico o sociale:
“ Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…”
Lo scrisse De Roberto nel romanzo i Vicerè, mettendola in bocca a un notabile siciliano nel periodo che immediatamente seguì all’annessione al Piemonte.
Quella frase rimbomba feroce dentro di me, rimbalza sul mio sentirmi cittadino italiano, scivola sulla mia cultura e contraddice i miei ideali in qualcosa di più grande di una città o di una regione

STORIOGRAFIE
Non voglio riscrivere la storia, voglio studiarla, analizzarla da varie prospettive e usarla per comprendere il mondo e la società in cui vivo.
In fondo alla base di questo e di altri post c’è il desiderio di stimolare chi legge a riprendere in mano un libro o ad usare internet per capire meglio anche eventi e situazioni che si ritengono ormai ben conosciute.
Io sono convinto che non sappiamo o sappiamo solo quello che ci è stato raccontato a senso unico, si chiama storiografia ufficiale e si fonda fondamentalmente su una presunzione di ignoranza e pigrizia mentale da parte della gente.
Su questa base si installa poi il trend politico dominante o quello che fa più comodo al potere ufficiale.
Questa è una delle storie possibili non l’unica.


LA FEDE E IL RESTO
Credo che non siamo solo quel che si vede o si scrive, non finiamo qui e non siamo terminati col nostro termine organico: vorrei chiamarlo Dio ma l’entità religiosa ufficiale con la quale sono cresciuto me lo ha tenuto distante da almeno 20 anni a questa parte.
Non è colpa del Signore ma di certe interpretazioni, non è colpa della Croce ma dei roghi accesi attorno ad essa dagli uomini di chiesa.
Spesso è stato il Vaticano ad allontanarmi dalle manifestazioni pubbliche di fede.


TRENTANNI DOPO
– A sud verso Ortigia, Trent’anni dopo –
C’è sempre un cammino privato anche in un atto pubblico come quello di pubblicare uno scritto in rete.
Io ero là, su quella banchina quella sera quell’anno, il desiderio di completezza, di riunirsi alla propria intimità era una musica che suonava dentro, io la percepivo bene ma dirlo fuori era improponibile…anche adesso mi appare difficile.
Il pensiero di quella sera se ne andò verso sud: credeva di trovare il suo ultimo approdo là dove aveva sognato una vita diversa per l’ultima volta.
Trovò solo altro mare e un piccolo gruppo di amici a salutarlo per il suo prossimo viaggio.
Aleggia da quelle parti, mi aspetta lì, sa che arriverò e ce ne andremo assieme, io lui e i nostri sogni,
così come siamo nati.
 

IL MIO MODO 
  Non tocca certamente a me giudicare il MIO MODO di scrivere, quello che voglio è farmi capire dentro, essere capito, depositare dentro la vostra testa l’emozione che mi ha fatto scrivere;
la mia liberazione e l’unico senso possibile della mia esperienza in rete
sta tutta lì.




VI GUARDO

Vi guardo –
Lesse si compiacque e si voltò di lato: l’imbarazzo rientrò in lui e gli regalò quel silenzio in cui le altre parole, quelle che non si scrivono, ci guardano e amorevolmente ci guidano.
  

I BLOG
I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell’odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta.

Sono soltanto più immediati.
A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa.

IN ATTESA
 Sto bene così.
Anzi no, aspetto in questo modo
il cambiamento,
la fine di questa vena d’acqua
un tempo ricca e forte
ora stillicidio mediocre e lento.
Non sto bene, né così né in altro
modo, attendo mentre il vento
è già cambiato.
Sono finite le parole, le commedie,
gli imbarazzi,
le acrobazie barocche ed i tanti
finali a sorpresa.
Arriverà severo e invocato,
statuario, bellissimo
il silenzio,
ed io avrò un altro palcoscenico
sul quale le parole non cambieranno nulla.
Non dirò d’amore e passioni
e non ci sarà nemmeno un velo sottile
tra quel che vivo e la sua descrizione.
Sarò il silenzio e infine avremo
pace.






IN CERTE SERE
Ho conservato i sogni. Tutti!
Una parte traspaiono qui, altri sono nascosti per bene dalla furia cieca e mediocre di questi ultimi anni.
Mi sembra in sere come questa di aver dato tutto ciò di cui ero capace…davvero, di non aver altro da scrivere più di quello che ho sciolto su questa tastiera; sarà per questo che mi diletto a ornare, ricostruire gli altri blog,
un gesto contro l’accidia del tempo.


PASSIONI
 Ho sempre avuto un’infinita passione per la dolcezza nascosta dentro ognuno di noi,
un anelito verso la luce:
la cultura non dovrebbe essere altro che l’opera continua
per farle prevalere sul niente grigio che ci circonda.





EFELIDI
Non mi liberai ieri
dello scandalo d’esistere.
Non lo farò nemmeno oggi
preferendo la leggerezza di
pensare
ai giorni in cui pesavo
poco
e il viso avevo di lentiggini
pieno
come di papaveri in estate un
campo di grano.
Quel che fui mi trasfigura
ogni giorno,
quel che sono non riesce nemmeno
ad ingannarmi.

ESTINZIONI IN CORSO
  NON LEGGE Più NESSUNO! Le righe ammesse dal nuovo galateo sono poche,
sui Social ancora meno; devi far finta di dire in un flash
rimandando a improbabili approfondimenti la piena comprensione della tua opinione. Stanno scomparendo sintassi, grammatica e punteggiatura,
appresso a loro se ne vanno anche la civiltà del dire e pensare,
sono i nuovi passeggeri degli elicotteri che faranno la spola
tra la tristezza di viverci così e un nuovo ordine
nel quale io per fortuna vivrò per poco tempo.
L’incomprensione nasce dalla confusione, professore, siamo noi,
gli oggetti del potere, a non riuscire a fissare alcun concetto…
il potere ha le idee chiarissime.

LA MIA AMNESIA


Io ho dimenticato una gran quantità di cose e ne ho coscienza,
quello che mi è rimasto, ciò che io definisco la mia cultura,
non è altro che la summa concentrata di questa amnesia
e il desiderio di riappropriarmi delle mie antiche nozioni.
Se oltrepasso questo punto, se perdo tale consapevolezza
la mia cultura si trasforma in una malattia e in un peso per chiunque mi sta attorno;
Il Blog è una parte di me, un’esposizione della mia cultura, delle fibre con cui sono stato costruito, quindi
è piena di piacevoli sciocchezze.

IL VUOTO E LA TERAPIA
  Trovare qualcosa per riempire il vuoto che riapriva scenari così lontani
da non considerarli più personali,
ecco cosa doveva fare assolutamente. Il vuoto si allargava
e lui lo guardava immobile.
Scrivere! Scrivere era la terapia giusta: lo aveva pensato quasi per sbaglio,
non ci credeva fino in fondo.
Scriveva da sempre senza pensarci, come un gesto fisiologico, solo un aspetto dell’omeostasi più vasta che governava la sua vita.

DIETRO IL BLOG 
  Al di qua del blog che voi leggete c’è un mondo che lascia di sè soltanto un riflesso lontanissimo di me e di voi;
solo la musica che siede in un angolo della stanza quando si alza maestosa
può regalare almeno un’idea di quanto è accaduto qua dentro.
Ma molti di voi non l’ascoltano e non sapranno mai dove è andato a riposare per sempre
il pensiero di me che scrivo.

PUNTUALE LA SERA
  Quando arriva puntuale la sera io sfioro le superfici dei miei pensieri ad occhi chiusi per riconoscerli al tatto,
per sentirli fluire,
riconoscermi in essi e capire dove li ho traditi;
non esiste palcoscenico adeguato a questo dietro le quinte,
solo sussurri che giungono deformati dall’attesa e dal bisogno.
Non vi serve, non mi aiuta, non fa scrivere.

PROVE D'ORCHESTRA
  Il vetro opaco che divide il mio mondo dalla immaginazione che chiunque di voi, senza colpe, se ne è fatto, rimarrà la dove è sempre stato,
la responsabilità terribile di raccontarvi volute bugie o più che dignitose
mezze verità
ricadrà esclusivamente su di me:
non vi dirò dove e se c’è il trucco, non vi chiederò nulla ma pretenderò molto. Quando le prove d’orchestra saranno terminate,
nessuno di noi riterrà queste questioni importanti.
Volgeremo tutti il volto verso l’origine della musica e sorrideremo finalmente riconoscendoci dentro il suo divenire.

L'UNIVERSO DENTRO 
  La scrittura preveda certo meditazione ma sia anche la porta aperta
per una comunicazione dinamica senza la quale tutto appassisce e muore,
Devo purtroppo dire che una buona parte di blog non riescono ad andare oltre la descrizione mediocre del fatto quotidiano,
uguale a migliaia di altri e condizionato da una lettura che non può essere che dello stesso livello;
mi dispiace, dentro anche il più piccolo fatto c’è un universo,
a quello noi dovremmo tendere e a quello dovremmo regalare
il nostro istinto vitale.

GEROGLIFICI
  Guarda i miei geroglifici, avverti il sapore della inutilità.
Questa notte come le altre in fila ad attendere un’altra vita
e un altro senso.
Dopo aver scritto penso sempre che a queste righe
non ne potranno seguire altre,
che queste righe siano totali e intoccabili,
sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio:
una clessidra e noi polvere là dentro.
Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio
per il quale non c’è descrizione possibile.
Ho provato a pensare di aver scritto ieri o l’altro ieri,
poi mi sono perso nell’oggi.
Ho ucciso il tempo ma esso mi insegue: questo è il suo epitaffio

LA MIA LETTERATURA 
  Non riuscirò mai a trasmettervi il brivido dolce e fermo della mia prima lettura di Svevo,
il sogno un po’perverso e liquido del primo D’annunzio,
la pienezza ferma e riflessiva di alcune novelle pirandelliane…
la mia Adriana Braggi che scopre l’eternità sulle soglie di una morte annunciata,
il desiderio di vita che si accompagna alla fine del mio Pavese del 1967.
Nella penombra la luce si dispone in modo teatrale, regala un’apparenza diversa in base ad un gioco che, nuovo ogni volta, esalta o annulla
quello che mi sembrava fondamentale un attimo prima.
La mia letteratura vive un’ipnosi eterna che io ho in parte regalato all’amore e alla passione:
non torna mai indietro dai suoi viaggi senza portare con sè una nuova morte,
un nuovo disagio e una nuova vita.








Passioni
Ho sempre avuto un’infinita passione per la dolcezza nascosta dentro ognuno di noi,
un anelito verso la luce:
la cultura non dovrebbe essere altro che l’opera continua
per farle prevalere sul niente grigio che ci circonda.


Estinzioni in corso

NON LEGGE Più NESSUNO! Le righe ammesse dal nuovo galateo sono poche,
sui Social ancora meno; devi far finta di dire in un flash
rimandando a improbabili approfondimenti la piena comprensione della tua opinione. Stanno scomparendo sintassi, grammatica e punteggiatura,
appresso a loro se ne vanno anche la civiltà del dire e pensare,
sono i nuovi passeggeri degli elicotteri che faranno la spola
tra la tristezza di viverci così e un nuovo ordine
nel quale io per fortuna vivrò per poco tempo.
L’incomprensione nasce dalla confusione, professore, siamo noi,
gli oggetti del potere, a non riuscire a fissare alcun concetto…
il potere ha le idee chiarissime.

La mia amnesia

Io ho dimenticato una gran quantità di cose e ne ho coscienza,
quello che mi è rimasto, ciò che io definisco la mia cultura,
non è altro che la summa concentrata di questa amnesia
e il desiderio di riappropriarmi delle mie antiche nozioni.
Se oltrepasso questo punto, se perdo tale consapevolezza
la mia cultura si trasforma in una malattia e in un peso per chiunque mi sta attorno;
Il Blog è una parte di me, un’esposizione della mia cultura, delle fibre con cui sono stato costruito, quindi
è piena di piacevoli sciocchezze.



Tempo e misura

Credeva di averne di più, a dir la verità non lo aveva mai considerato:
il suo tempo nel tempo che viveva giorno dopo giorno.
Pur avendolo riempito di un’infinità di cose inutili e lunghe,
anche sacrificandolo ad una quantità di altri tempi diversi per fogge e prospettive,
pensava di averne davanti ancora una misura praticamente infinita.


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